L’Armonia delle Sfere – di Amalia Rossini

Breve storia di un'idea che, da Pitagora in poi, ha permeato la ricerca filosofica, artistica e spirituale


 L'Armonia delle Sfere

di Amalia Rossini


 

Il senso di equilibrio, armonia e perfezione che ancora oggi i resti degli antichi templi di età classica riescono a evocare incantandoci con il ritmo delle loro proporzioni, fu il frutto di una concezione estetica che investì ogni manifestazione artistica dello spirito ellenico dall’architettura alla pittura, dalla scultura alla musica.

Il concetto di "proporzione" nacque nel contesto della dottrina matematica, introdotta in Grecia da Pitagora di Samo quando, agli albori della filosofia occidentale, la visione mitologica incontrava l’interpretazione razionale nella ricerca del principio unico e universale all’origine del "Tutto".

Già da lungo tempo, prima di Pitagora, si è tentato di spiegare il mondo attraverso una cosmogonia. Comprendiamo il nostro complicato mondo se ci immaginiamo come esso sia sorto da stati originari più semplici: all’inizio c’era l’Uno, poi si sono divisi il Cielo e la Terra. Le cose si sono sempre più sviluppate e differenziate fino a che infine è sorto il nostro meraviglioso e variegato mondo.

Pitagora

La scuola fondata a Crotone, nella Magna Grecia, dal filosofo di Samo, verso il 530 a.C., concepiva la scienza come mezzo per elevare l’anima alla divinità e perciò assunse le caratteristiche di una associazione religiosa, con cerimonie di tipo misterico, simili a quelle delle comunità orfiche.

L’implicazione di carattere religioso dell’indagine filosofico-matematica della comunità pitagorica era strettamente legata a una visione unitaria del cosmo. I pitagorici spiegarono l’ordine dell’Universo come un’armonia di corpi che si muovevano secondo uno schema numerico: essi descrivono l’Universo in termini di relazioni matematiche. I numeri hanno sottratto il mondo dal caos e lo hanno reso un cosmos, un "Tutto" armoniosamente ordinato, regolato da una norma costante, perenne e definita.

Il punto di partenza della dottrina pitagorica, che era quello di risolvere, mediante un principio unico e primordiale, il mistero dell’origine e della costituzione dell’Universo portò i Pitagorici a intuire che i numeri erano il principio originario delle cose e il modello sul quale esse erano formate; solo i numeri potevano fornire gli elementi certi di conoscenza e l’analogia con i fenomeni della natura (il ripetersi delle stagioni, il ripetersi della notte e del giorno) era il metodo per pervenirvi.

I Pitagorici furono i primi a concepire la Terra come una sfera rotante con gli altri pianeti attorno ad un fuoco centrale, detto "Hestia", altare dell’Universo, che ordina e plasma la materia dando origine al mondo. Intorno ad esso si muovono, da occidente ad oriente, dieci corpi celesti: il cielo delle stelle fisse, Saturno, Giove, Mercurio, Venere, Marte, la Luna, il Sole, la Terra e l’Antiterra, pianeta ipotetico che completava il "sacro" numero dieci e che, secondo Filolao, si trovava in opposizione alla terra e che l’"Hestia" ne impediva la vista.

Pitagora e i suoi seguaci rappresentando i corpi celesti reciprocamente separati da intervalli corrispondenti alle lunghezze armoniche delle corde, ritenevano che il movimento delle Sfere, nelle loro rotazioni nello spazio, producesse un suono, chiamato "Armonia delle Sfere": una musica celeste, una bellissima sinfonia che le nostre orecchie non percepiscono, o non sanno più distinguere, perché da sempre sono abituate a sentirla.

Il filosofo di Samo diceva che «solo chi possiede un cuore puro può percepire l’Armonia delle Sfere».

Le scoperte di Pitagora nel campo dell’armonia musicale e la sistemazione scientifica da lui datane spiegano le ragioni morali e educative della musica: il Maestro era convinto che la musica ricostruisse l’armonia turbata della nostra anima.

Alla musica si attribuivano, infatti, virtù terapeutiche della psiche: essa era capace di placare le emozioni violente, di curare gli stati di depressione. I pitagorici giungevano a usarla come mezzo di suggestione magica, tale da influire sulle condizioni psicofisiche dell’individuo. Giamblico, a tal proposito, narra un episodio accaduto ad un giovane di Taormina che, in preda a follia amorosa, viene guarito da Pitagora con un ritmo spondaico fatto eseguire da un flautista; e l’altro, di Empedocle, che salvò dalla follia omicida di un giovane il proprio ospite Anchito, eseguendo sulla lira una melodia dolce e rasserenante. Sembra che lo stesso Pitagora usasse far addormentare i propri adepti suonando uno strumento monocordo, affinché questi potessero ottenere i benefici di un sonno tranquillo che dava pace allo spirito.

Di qui nacque uno dei concetti più importanti dell’antichità classica, il concetto di “catarsi”. La musica intesa come medicina, come «purificazione dell’anima» viene ad acquisire una carica etica e pedagogica che sino ai pitagorici non era mai stata teorizzata con tanto rigore.

Il legame della musica con la medicina è antichissimo e le credenze nel potere magico-incantatorio, curativo della musica risalgono ai tempi anteriori a Pitagora. Tale concetto si ritrova anche in altre aree culturali, ed è sopravvissuto fino ai nostri tempi presso varie popolazioni.

Nel Medioevo e nel Rinascimento numerose furono le rielaborazioni della teoria pitagorica circa le influenze esercitate dall’Armonia delle Sfere e dell’armonia prodotta dalle vibrazioni delle corde, L’”Armonia Mundi”,così definita in epoca rinascimentale, ci rimanda agli Intermedi de La Pellegrina (1589), composta per le nozze del granduca Ferdinando I con Cristina di Lorena; le musiche erano di Marenzio, Malvezzi, Cavalieri, Peri e Caccini. Progettati da G. Bardi, svolgevano temi dimostrativi di lirica classicheggiante, allegorica, morali, speculativi: l’Armonia delle Sfere, La gara fra Muse e Pieridi; Il combattimento pitico d’Apollo; Le regioni de’ Demoni; Il canto d’Arione; La discesa di Apollo e Bacco insieme col Ritmo e l’Armonia.

Il raccordo tra la teoria classica greca e quella medioevale e, quindi quella rinascimentale, è costituito dall’operaDe institutione musica nella quale il nobile romano Severino Boezio, filosofo e consigliere del re degli ostrogoti Teodorico, compendiò le principali nozioni della teoria antica, sulla base della concezione pitagorica desunta dagli scritti di Tolomeo.

 

Boezio raffigurato in una miniatura medievale

 

Secondo il pensiero di Boezio, ci sono tre generi di musica e in ciascuno sono presenti i principi di ordine e di armonia che reggono l’Universo; la musica mundana (dei pianeti, delle sfere celesti), la musica humana (che congiunge armoniosamente fra loro le parti dell’armonia e del corpo) e la musica instrumentalis (quella prodotta dagli strumenti).

Anche in tempi molto recenti la musica è stata influenzata per divulgare conoscenze esoteriche a più livelli e per rimandare a mondi in cui la dimensione spazio-temporale si dissolve aprendo porte le cui chiavi si possono trovare solo attraverso armonie e melodie sublimi. Spesso è stato fatto con l’utilizzo e la rielaborazione di musiche orientali e medioevali: si ricordi la suite sinfonica The Planets (1916) del compositore inglese G.T.Holst.

Il positivista J.Combarieu conclude il suo libro intitolato La Musica e la Magia così scrivendo: «Dalle brume del più remoto passato preistorico balugina questa idea: la musica è, per eccellenza, una potenza di seduzione e di incantesimo. Dopo essere stata al servizio dei bisogni più prestanti e immediati dell’esistenza – la fame, la sete, la pace e la guerra, l’amore e l’odio – questa idea trasmigra al dominio religioso dove ispira e regge la poesia lirica; di lì fa scaturire, in una evoluzione senza fine, tutta l’arte profana, i suoi generi, la sua tecnica, le idee associate ai suoi metodi espressivi, il suo ruolo in ogni circostanza della vita politica. Il diffondersi e l’irraggiare della sua azione è riconducibile fino ai giorni nostri nei quali la parola incantesimo non s’applica ormai più a miracoli effettuati nel Cosmo, oggettivamente, ma a quegli altri miracoli di trasformazione spirituale dei quali è teatro l’animo di chi ascolta la musica».