Antonio Iafigliola e la ‘dura fatica’ del comporre – Intervista di Armin Viglione

A colloquio con il Maestro molisano, docente al Conservatorio “Lorenzo Perosi” di Campobasso,

ammirato autore di opere strumentali e vocali

 

Antonio Iafigliola

e la 'dura fatica' del comporre

di Armin Viglione

 

 

Antonio Iafigliola, musicista. Più precisamente, compositore: ovvero colui che, tra ispirazione e magistero tecnico, tra talento innato e competenze acquisite, crea nuova musica… Maestro, come si coniugano i due elementi nel diventare compositori?

Dicono che compositori si nasca, non si diventi. Ed è vero, forse. Vero per i geni, però! e neanche si è detto tutto. Mozart scrive Minuetti a 5 anni e le prime Sinfonie a 9. Ma quanta fatica, poi, andando avanti, per non essere superficiali, banali. E quanto impegno, quante rinunce, quanta sofferenza. Proprio così. “Non ho ottenuto niente senza fatica!” disse Mozart, proprio il musicista che, più di tutti, sembra far fluire musica senza alcuno sforzo apparente. Si può nascere compositori; per continuare ad esserlo però, dando il meglio di sé, provando, ogni volta, a superarsi, bisogna studiare, riflettere, meditare. E bisogna impegnarsi. Sempre. Più ore al giorno, e tutti i giorni. Ancora Mozart: “…sono solito scrivere ancora un poco prima di andare a letto, soprattutto quando rientro a casa presto. Così spesso resto a scrivere fino all’una. E alle sei sono di nuovo in piedi”. Mozart! Una persona normale, invece? Si diventa compositori con la tenacia, l’assiduità, la perseveranza, la passione, la partecipazione, la pazienza, la ricerca continua. Per scrivere occorrono idee, per avere idee bisogna scrivere. Nessuno ti spinge, nessuno ti costringe, nessuno ti obbliga.


La sua prima opera è la Berceuse, per pianoforte solo; poi si è avvicinato ad esplorare altri strumenti. Ciò per il desiderio di approfondire altre dimensioni sonore?

Sì. Il mio catalogo annovera la Berceuse, per pianoforte, come prima opera. Non è il mio primo lavoro, però. Altri, perlopiù esercizi di stile o di ricalco, i saggi scolastici, non vi rientrano. Proprio quest’anno, tuttavia, in occasione del Bicentenario della Provincia di Campobasso, ho scritto le musiche del cortometraggio “Incontri”, per oboe, violino e pianoforte, rispolverando un lavoro presentato ai saggi scolastici del 1979. Quindi il pianoforte, ma anche l’oboe e il violino. Un compositore non può scrivere solo per il proprio strumento. Tra l’altro io non sono pianista. Sono diplomato in Composizione e in Strumentazione per Banda. Un compositore deve, però, conoscere tutti gli strumenti e qui non bastano i manuali o i trattati, le schede o le tavole, servono gli amici. Disponibili, pazienti, tecnicamente preparati, innamorati del proprio strumento. Con loro, solo con loro è possibile affrontare percorsi diversi, e riuscire a raggiungere, forse, risultati significativi.


Si compone per trasmettere qualcosa agli altri oppure per soddisfare un'esigenza personale?

Entrambe le cose. Il compositore scrive e vuole che le proprie opere vengano eseguite e successivamente accolte e accettate. Fosse solo un’esigenza, basterebbe fissarle sulla carta e lasciarle nel cassetto. Bisogna proporle, invece, mettere a disposizione del pubblico le opere che non conosce e fornirgli le occasioni giuste. Una, due, più volte. Un unico ascolto non basta, né potrà mai essere sufficiente alla comprensione di una nuova opera, soprattutto se non presenta elementi familiari o caratteristiche riconoscibili. Più ascolti, quindi. Il pubblico non va assecondato, non bisogna andargli incontro. Va rispettato, ma va anche formato, guidato, educato.


La Berceuse è una sorta di ninna-nanna, e quella di Chopin ne è un celebre esempio. Nella sua Berceuse, tuttavia, l'andamento sembra partire da un dondolìo sereno, per poi raggiungere un climax ed infine tornare a placarsi. E' così?

È così. Nella nota di sala, scrivo: Un bambino che prende sonno al suono di un pianoforte, o di un’orchestra? La berceuse? La ninna nanna, forse, e senza pianoforte, senza orchestra, e senza voce. Non sarà, invece, che altri, vegliando, immaginano sonorità, timbri, carattere, colori, andamento, intonazione, cantabilità? L’alba, soltanto l’alba, potrà (saprà) far luce.

La berceuse è stata scritta nel 1981, da settembre a dicembre, e nasce con mio figlio e per mio figlio. È un documento, una testimonianza. Nessun riferimento a Chopin, il sottotitolo, anzi, reca 'Omaggio a Debussy'. Certo, la forma è tradizionale, una forma ternaria, come tantissime altre composizioni. Nel 1999 ne ho curato una versione per orchestra d’archi e percussione, proposta in prima esecuzione a Campobasso, chiesa Cattedrale, nel concerto di Capodanno del 2000.


C'è una composizione nella quale si riconosce in particolar modo o che, per qualche motivo, preferisce?

Quella che dovrò ancora scrivere, sarebbe la risposta di rito. Invece no! Ci sono brani ai quali sono più affezionato, che hanno sorretto il mio percorso compositivo: Invocazione, nella versione per voci pari, affidato al coro polifonico femminile 'Samnium Concentus' diretto dal M° Guido Messore, per esempio, ha vinto il Premio Speciale Nuova Musica, al III Concorso nazionale di canto corale (Zagarolo, 2004); I motivi della memoria, per orchestra, eseguito dall’orchestra sinfonica regionale del Molise, diretta dal M° Franz Albanese, registrata e teletrasmessa dalla RAI e da RAI International, riproposta a Campobasso, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana, in occasione della riapertura del Teatro Savoia; Come leggiamo il mare, per 2 flauti e pianoforte, il mio primo lavoro inciso su CD, dedicato e affidato al Trio Doppler; Un suono notturno, per corno delle Alpi e archi, è stato eseguito al Festival di Newport negli Stati Uniti e subito dopo in Spagna dall’orchestra sinfonica di Cordoba, solista Carlo Torlontano; Effetti d’azzurro, per flauto solo, glissandi d’imboccatura, tongue ram, whistle tones costellano la partitura, decisamente impegnativa. A pensarci bene, però, sono legato a tutti i brani.

In tanti anni di lavoro compositivo, ritiene di aver sondato particolarmente il mondo sonoro di qualche specifico strumento musicale?

Sono molto legato al clarinetto, anche perché ho avuto la fortuna di collaborare con strumentisti straordinari. Le possibilità multifoniche dei fiati mi avevano sempre attratto, incuriosito; il clarinetto, strumento complesso, il cui suono è formato in modo prevalente da armoniche di ordine dispari, affascinato; bisognava però conoscere, capire, toccare con mano. Per mesi ho lavorato con Palmiero Giannetti, clarinettista formidabile, amico e collega, al quale il lavoro è dedicato, e con pazienza cercato, scelto, esaminato, selezionato, valutato e infine trovato. Nasce così, nel 1991, Oltre il ricordo, tre pezzi per clarinetto solo, prevalentemente basati sulla tecnica dei suoni multipli, soltanto le note accentate e i colpi di lingua se ne sottraggono: echi remoti, tuoni di un temporale solo annunciato. Del brano esiste una traduzione per flauto. Ha ottenuto la stessa, buona, accoglienza. Capita, fare di uno stesso brano più versioni. Serve per mantenersi in esercizio, un po' come l’autoritratto per un pittore. Esploro così le caratteristiche dei vari strumenti, trovando, spesso, materiale per altri lavori; mi piacerebbe comunque continuare a lavorare con i suoni di sintesi. Suoni cioè che non esistono in natura ma che vengono creati e prodotti da un elaboratore.

 


 

Il M° Antonio Iafigliola

 

Come determina la scelta dell’organico strumentale?

Di solito si scrive su invito, o su commissione, quindi l’organico già esiste. Alcune volte è un gioco, un divertimento; altre una sfida: clarinetto violoncello chitarra e pianoforte, zampogna o corno delle Alpi e archi, chitarra e pianoforte, ensemble di percussioni; talvolta riesce, si vince; altre volte, no. Allora bisogna ricominciare, avere la forza, il coraggio di ripartire da capo. L’organico è determinante, è fondamentale. Un brano, per me, nasce insieme all’organico: non riuscirei ad immaginare nulla senza una destinazione strumentale. È un limite, forse, ma qualsiasi cellula, qualsiasi linea, qualsiasi pensiero musicale, prende vita, assume fisionomia, si sviluppa, solo in virtù delle caratteristiche e delle peculiarità dei vari strumenti. La stessa forma ne può essere influenzata. È accaduto più volte.


Del compositore si ha generalmente un'immagine un po' oleografica… Capelli al vento, immerso nella sua ispirazione, perennemente distratto… E' davvero in questa 'poetica' inquietudine che nascono le opere musicali?

Di nuovo Mozart: l’opera non è ancora scritta, ma è già composta. In testa, quindi. Un compositore prende appunti, medita, riflette, organizza, elabora, modifica, sceglie, migliora, e questo sempre, quando scrive e quando non scrive, quando è solo e quando è con gli altri. Il processo inizia altrove! Che molti artisti, si dice, vivano con la testa tra le nuvole, un po’ deriva da qui. L’apparire distratti, l’“assentarsi”, non vuole essere un atteggiamento; accada tutto, il problema è un altro. C’è bisogno di un rapporto quotidiano con l’opera che sta nascendo, che piano piano si va formando. Il tavolo, la carta, la matita, la gomma, il computer, il pianoforte, i libri, gli ascolti, i pensieri, tutto. I lavori nascono così.

 

 

 

Biografia dell'Autore


 

Antonio Iafigliola, compositore, ha studiato con Antonio Di Pofi e Salvatore Sciarrino.

I suoi lavori, caratterizzati dalla estrema essenzialità del materiale e da una rigorosa ricerca timbrica, sono stati eseguiti da vari interpreti (Trio Doppler, Trio Albatros, Logos Ensemble, Monésis Ensemble, Ensemble Musica d’Oggi, Coro Femminile Samnium Concentus, Newport Music Festival Quintet, Orchestra Sinfonica Regionale del Molise, Orquesta de Córdoba, Orchestra Filarmonica di Stato della Romania, Orchestra Sinfonica della Filarmonica di Lviv, etc.), in Europa, in Canada, negli Stati Uniti, in America del Sud, in Giappone, Egitto, Tunisia, etc. e trasmessi da importanti emittenti radio televisive, (RAI, RAI International, LA7, Radio Vaticana, Radio Nacional de España, Radio France, Radio Nazionale Rumena).

Docente in Corsi di Formazione, di Aggiornamento e di Specializzazione, ha collaborato con la RAI (Dipartimento Scuola Educazione) per il programma televisivo La Divina Commedia e con diverse Case Editrici e Discografiche (Ricordi, Edipan, AMTD, Bajka Music, Edizioni Enne, Mega, Erreffe).

I Motivi della memoria, opera presentata ad Isernia – Aula Magna dell’Università – ed eseguita dall’Orchestra Sinfonica Regionale del Molise, registrata e teletrasmessa dalla RAI e da RAI International, è stata riproposta a Campobasso, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana, in occasione della riapertura del Teatro Savoia.

Per la RAI, sede regionale del Molise, ha composto le musiche originali dei programmi radiofonici I colori del suono, e Pietro Celestino da Morrone: Frate, Papa, Santo.

Ha composto, altresì, le musiche originali del Cortometraggio Buon Compleanno, Maestro in occasione del bicentenario della Provincia di Campobasso, e la colonna sonora del Cortometraggio Help, 1° Premio al Festival 2006 www.ilcorto.it Festa di Roma – sezione video sperimentale – trasmesso da LA7 nel programma la 25.ma ora. Con Invocazione (II), versione per coro femminile, ha vinto il Premio Speciale “Nuova Musica” al III Concorso Nazionale Corale, Città di Zagarolo (Roma).

Diplomato in Composizione (Conservatorio Lorenzo Perosi, Campobasso), e in Strumentazione per Banda (Conservatorio Alfredo Casella, L’Aquila), è titolare della cattedra di Elementi di Composizione per Didattica presso il Conservatorio di Campobasso, e professore a contratto, nella Facoltà di Scienze Umane e Sociali, Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria, presso l’Università degli Studi del Molise.

 

 

Catalogo delle Opere


Berceuseper pianoforte (1981. IX.XII) - Espressioniper clarinetto (1983) - Astro del ciel, (F. Gruber), elaborazione per coro a 4 voci miste (1985) - Ninna nanna, (J. Brahms), elaborazione per coro a 4 voci miste (1986) - E’ strana questa dolcezza amaraper coro da Camera (1987) - In quel respiroper clarinetto e pianoforte (1988) - Dilegua l’ecoper 16 voci femminili (1988) - Come un lunare richiamo notturnoper clarinetto, violoncello, chitarra, pianoforte (1990), Edizioni Bajka Music - I colori del suonoper orchestra da Camera (1989) - Su Pietro Celestino da Morroneper coro da Camera e organo (1989) -Astro del ciel, (F. Gruber), elaborazione per coro femminile (1989) - Ninna nanna, (J. Brahms), elaborazione per coro femminile (1989) - di notte, un batter d’ali, per chitarra e pianoforte (1990) - Oltre il ricordoper clarinetto (1991) - Le memorie del ventoper orchestra sinfonica (1992) - Come leggiamo il mareper due flauti e pianoforte (1992) - Come leggiamo il mare (II)per tre flauti (1993) - La forma, le ombre / particolare, per sei strumenti (1993), EdiPan 8445 - Flaemils- frammento, per sei strumenti (1994) - Prima del ricordoper pianoforte (1996) - Sul canto delle stelleper ensemble (1996) -Sul canto delle stelle (II)per flauto, violoncello, clavicembalo (1996) - Lontano il tempoper sestetto d’archi (1997) - Nel bosco incantatoper voce recitante, soli, coro di bambini e 5 esecutori (1997) - Un foglioper pianoforte (1997) - I respiri e un lagoper flauto e chitarra (1998) - Mattino di neve, per soprano, clarinetto, pianoforte (1998) - Le memorie del ventoII esplorazione, per orchestra sinfonica (1999) - Prologo (II)per corno delle Alpi (1999) - Berceuse, versione per orchestra (1999) - Un suono notturnoper corno delle Alpi e archi (1999) - Il ricordoper clarinetto e pianoforte (1999) - I suoni del tempo, per violoncello (1999) - Prima del ricordo. (II)per pianoforte a quattro mani (2000) - Sui tremuli lampiper coro femminile (2000) -Un suono notturno, per corno delle Alpi e organo, rid. di Alberto Pavoni (2000) Sui tremuli lampi (II)per ensemble (2000) - Sui tremuli lampi (III)per quartetto di sax (2000) - Oltre il ricordoversione per flauto (2000) - Invocazione (II), per coro misto (2000) - Un suono notturnoper corno delle Alpi e quintetto d’archi (2001) - I motivi della memoriaper orchestra sinfonica (2001) - due Studi da Camera, n.1: per 3 clarinetti (2001) - un soffio di luce, per chitarra (2001) - Tre Arie sospese, per ensemble di percussioni (2001) - Invocazione (II), versione per coro femminile (2001) - Quattro vedute notturneper orchestra d’archi (2001) - dove ascoltano le montagneper zampogna, archi e percussioni (2002) - Segnali per un dialogo, per sassofono contralto e percussioni (2002) - Pensieri d’eco, per flauto, violino e pianoforte (2002) - Tracce di cantoper organo(2002) - Segnali per un dialogo (II)per coro, sassofono baritono, tromba, percussioni (2002) - Le memorie del vento. III, per live electronics e orchestra (2003) - Segnali per un dialogo (III)per piccoli esecutori (2003) - Le memorie del vento. III b,versione elettronica (2003) - Alba violata, per quintetto di ottoni (2004) - Linee d’orizzonte, per quartetto d’archi (2004) - Oltre il ricordo (II), per orchestra d’archi e clarinetto registrato (2005) - Un soffio di luceper 2 chitarristi (2005) - I motivi della memoria, per oboe, ciaramella, corno, arpa, organetto, percussione (2005) - Ave verum Corpus, per coro femminile (2005) -Ave verum Corpusversione per coro misto (2005) - Nuvole dentro, per pianoforte (2006) - Effetti d’azzurroper flauto (2006) - Le trame dell’attesa, per orchestra (2006) - Incontri, Divertimento per oboe, violino e pianoforte (1978/2006) - Il respiro allo specchio, per violoncello e pianoforte (2006) - Il respiro allo specchio (II), versione per violino e pianoforte (2007) - Il respiro allo specchio (III), versione per viola e pianoforte (2007) - L’inizio del raccontoper violino, violoncello e pianoforte (2007) -Ave Mariaper coro femminile (2007) - Il mare all’orizzonteper violino (2008) - Nel sussurro di una brezza leggeraper 2 pianoforti (2008) - Accordi privatiper fisarmonica (2009) - Ave Maria, versione per coro a 4 voci miste (2009) - Preghiere, per tre cori (2009) -. Come soli, per orchestra sinfonica giovanile (2009) - Su due Canti di Natale, per organo (2010) - Cinque riprese dall’alto, per ensemble di saxofoni (2010) - Cinque riprese dall’alto, versione per quartetto di saxofoni (2010).